PREFAZIONE ALLA PARTE PRIMA

Come già accennato nella Introduzione a questa trilogia, la Parte prima raccoglie una corposa rassegna di articoli di stampa, che vanno dal 1968 fino ai tempi attuali, anche se vi è da considerare un notevole intervallo, durante alcuni anni delle prime indagini che portarono poi ad individuarenella persona di Pietro Pacciani l’unico e vero autore dei duplici delitti;anni in cui l’interesse della collettività per questa vicenda segnò un notevole calo, e di conseguenza anche la stampa scivolò lentamente verso il silenzio, mentre prendevano il sopravvento una miriade di libri ed anche alcuni film e documentari, tutte opere in cui i vari autori esponevano ciascuno tesi diverse e diversi profili psicologici del presunto Mostro, evidenziando così come da parte degli organi inquirenti, si navigasse al buio.
Insomma, seppure la figura e i trascorsi di Pietro Pacciani erano compatibili con le tante mostruosità di cui la vita del contadino di Mercatale era costellata, compreso l’omicidio dell’amante della sua ex fidanzata (delitto per il quale aveva scontato l’intera pena), un “Pacciani Mostro di Firenze” non convinceva, né la pubblica opinione né, tanto meno, gli esperti del settore, criminologi, psichiatri, psicologi né quanti, compresi i cronisti di nera, erano diventati scrittori. Quasi tutti non trovavano nel
“Vampa” alcuna corrispondenza con la vastissima letteratura specifica nello studio dei serial killer.
Il primo duplice delitto fu attribuito a vari esponenti del clan dei Sardi e considerato come un delitto passionale; e tale sarebbe rimasto se, dopo altri duplici delitti, un maresciallo dei carabinieri “non avesse riconosciuto” nei bossoli repertati accanto alle vittime, lo stesso tipo e marca dei
bossoli utilizzati per il primo delitto il 21 agosto 1968.
Questo particolare, sul quale ancor oggi si discute – nel senso che non è per tutti ritenuto credibile quale “ricordo casuale”, specie da parte di un addetto ai lavori, tanto da avvalorare addirittura l’ipotesi di una manomissione volontaria e scambio di reperti –, tuttavia determinò l’inizio di indagini che per anni costituirono la cosiddetta “pista sarda”.
Ed è questa la parte che rende importantissima la lettura della cronaca di quel tempo, soprattutto per le macroscopiche contraddizioni e forzature, oltre che per le acute osservazioni e commenti di chi, sebbene valido giornalista, sembrava per anni e ad ogni delitto, voler richiamare su di sé l’attenzione degli inquirenti, quasi a voler dire: “Ma perché non leggete i miei articoli? Non avete capito che il Mostro sono io?...”.
La selezione di questa rassegna stampa, curata personalmente, costituisce quindi un vero e proprio documento che porta a concludere che il Mostro nel suo delirio di onnipotenza ha preteso di presentarsi, anzi di coniare egli stesso il titolo di “Mostro”, sempre attento a sottolineare che il Mostro non è né un criminale né un assassino.
Non ha mai smesso di scrivere di se stesso e contestualmente di accusare gli inquirenti di non aver capito nulla, di perdere anni dietro false piste; ha addirittura elaborato sul quotidiano fiorentino di cui si sentiva padrone assoluto, un’immagine della Primavera del Botticelli sovrapponendo sulle figure cerchi riempiti di bianco, nei punti esatti dei colpi che avevano determinato la morte delle vittime. Naturalmente non tralasciò di firmare questo sua rivisitazione artistica della Primavera, così come la leggerete nella cronaca raccolta in questo primo volume.
Assai utile è anche la cronologia dei fatti e delle fasi giudiziarie che il lettore avrà modo di conoscere quale collegamento tra la cronaca dei tempi in cui il Mostro uccideva e la cronaca del momento in cui io stessa, autrice di questa trilogia, divenni protagonista delle inchieste sul Mostro, assumendo di volta in volta la veste di indagata, imputata, testimone e supertestimone, e in ultimo finanche di parte offesa.
La lettura di questa Parte prima è perciò indispensabile al fine di articolare una propria opinione e un libero convincimento sulle modalità investigative, nonché sui paradossali conflitti tra investigatori ed anche tra gli stessi magistrati; e così sino a poter presumere verosimilmente chi è il Mostro che si innamorò di Firenze, divenendone figlio d’adozione.

Roma 30 0ttobre 2008

Gabriella Pasquali Carlizzi

INTRODUZIONE DELL'EDITORE

“Il Mostro «a» Firenze” è un compendio articolato in tre parti e costituito da una scrupolosa selezione e riproduzione di atti, documenti, articoli di stampa, perizie criminologiche, risultanze investigative e processuali, fino a delineare i contorni chiari e ben riconoscibili del cosiddetto “Mostro” e di eventuali complici, sia nelle azioni omicidiali, sia anche nella sconvolgente sequenza di coperture autorevoli di cui questo soggetto ha goduto e gode ancor oggi, grazie ai pesanti ricatti che pone in essere a tutela della propria incolumità giudiziaria.
Nella Parte prima, “Le Cronache”, l’Autrice, in considerazione del fatto che dal 1968 (data del primo delitto presumibilmente attribuibile al “Mostro”) sono trascorsi ben quarant’anni, ha ritenuto, al fine di consentire la conoscenza dei molteplici fatti di questa sanguinosa pagina della storia italiana anche a coloro che all’epoca dei duplici delitti non erano ancora nati – o erano troppo giovani per interessarsi a tanto orrore –, di rileggere la più significativa cronaca nera scritta in tempo reale; spesso davanti ai corpi ancora caldi delle vittime, tra la ressa della gente, dei fotoreporter, delle forze dell’ordine, dei magistrati, medici legali, criminologi, fino a rendere attuale lo scenario dei delitti, come se per i lettori quei fatti oggi fossero appena accaduti.
In questa ricerca giornalistica, l’Autrice non si è fermata alla data dell’ultimo duplice delitto, bensì ha inteso pubblicare quanto la stampa ha reso noto di questa vicenda anche negli anni successivi ai delitti; anni questi che hanno accompagnato indagini difficili e controverse, processi, arresti clamorosi e assoluzioni, o condanne altrettanto clamorose e poste sotto i riflettori di tutto il mondo; e così fino alla complessa e non poco scandalosa situazione attuale allorché, oltre ai presunti mostri e mandanti, sono finiti alla sbarra gli stessi magistrati ed investigatori che hanno dato e continuano a dare la caccia ai responsabili di tanto sangue innocente.
Ed è all’arco di tempo che va dal 1995 – momento in cui per una circostanza del tutto casuale si trovò ad entrare clamorosamente nella vicenda del “Mostro di Firenze”, come già allora era definita.– ad oggi, che l’Autrice ha inteso dedicare la Parte seconda, volendo rappresentarvi proprio l’aspetto istituzionale.
E’ questo il percorso che l’Autrice seguirà in prima persona, per capire e poter documentare quanto appare ancor oggi ben nascosto dietro le quinte del teatro giudiziario; e così far anche comprendere che se il Serial Killer può ancora permettersi di girare a piede libero, è solo perché non lo si è voluto o potuto catturare.
L’Autrice mette a nudo i volti di un Antistato annidato nello Stato, e di certo in questa lettura a dir poco drammatica non mancano documenti sconvolgenti con firme autorevolissime, non mancano colpi di scena e falsi ideologici siglati senza pudore alcuno, in spregio della memoria stessa delle vittime e delle loro famiglie; non manca quindi nulla di quella parte guasta che ha contagiato e reso malato l’intero sistema giudiziario italiano.
Da qui il passo è breve; è quindi quasi naturale per i lettori più attenti il passaggio alla Parte terza, con l’addentrarsi nella storia di un uomo diventato non un Mostro, ma “Il Mostro”, sino a riconoscerne la vera identità…
E quanti esclameranno inorriditi: “Dio mio, eppure l’ho frequentato, stimato, siamo andati a cena chissà quante volte insieme…”!
Per l’Autrice sarà appunto questa presa di coscienza a costituire il messaggio morale che si spera possa giungere all’intera società, in questi tempi così drammatici ove non vi è giorno in cui le cronache cruente non occupino tanto spazio dell’intera nostra informazione raccontandoci fatti di sangue, i più assurdi, i più crudeli, quelli ai quali non si riesce a dare altro nome oltre quello del cosiddetto “raptus di follia”.
Il Mostro, si è manifestato “a” Firenze, ma fu generato altrove, anche se il suo habitat naturale volle eleggerlo tra le “dolci colline di sangue” che incorniciano quella che tuttavia per il mondo intero rimane e rimarrà la “città dell’Arte”.
Dovremo a questo punto anche onestamente ammettere che in ciascuno di noi può nascondersi una bestia ferita, una Bestia che a sua volta si vendicherà sbranando l’altrui innocenza, rubando agli altri l’amore di cui fu privata prima di trasformarsi e dare sfogo alla bestialità e alla ferocia che poi generano i Mostri del nostro tempo.

Roma, 15 ottobre 2008

L’Editore